WisdomTree - Tactical Daily Update - 09.02.2026

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Rimbalzo della Tech Usa venerdì, traina le Borse asiatiche stamattina.
Le Borse emergenti sono la sorpresa positiva di inizio 2026: USA in affanno.
Oro in ripresa, per argento è finito il sell-off e resta alta volatilità.
Segnali di stabilizzazione sul comparto delle cryptovalute: da confermare.


La corsa all’intelligenza artificiale dei grandi gruppi Big Tech continua a tenere i mercati sotto pressione. Gli investimenti attesi nel settore, stimati in 660 miliardi di dollari nel 2026, alimentano da mesi il timore che si stia formando una nuova bolla, con potenziali ricadute su valutazioni, margini e sostenibilità finanziaria.
Nonostante queste preoccupazioni, la seduta europea si è chiusa in deciso rialzo, dopo un avvio debole, grazie al traino arrivato da Wall Street e a un clima di maggiore propensione al rischio.
Il miglioramento del sentiment è arrivato all’indomani della decisione della Banca Centrale Europea, ampiamente attesa, di lasciare i tassi invariati. L’assenza di sorprese sul fronte monetario e l’attenuarsi dei timori legati all’ondata di investimenti sull’IA hanno contribuito a rasserenare gli operatori. A fine giornata, Parigi ha chiuso a +0,43%, Francoforte a +1,16%, Londra a +0,57%, mentre Milano è rimasta solo leggermente positiva a +0,13%.
Negli Stati Uniti, la seduta ha segnato un passaggio storico. Il Dow Jones ha superato per la prima volta la soglia dei 50.000 punti, chiudendo a 50.115 punti (+2,47%). Positivo anche il Nasdaq, in rialzo del +2,18%, sostenuto dal comparto tecnologico e dal ritorno di acquisti sui titoli più penalizzati nelle settimane precedenti.
Le preoccupazioni degli investitori restano tuttavia elevate. Da mesi il mercato si interroga sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sull’economia reale e sul mercato del lavoro.
A riaccendere le paure è stato il lancio di un nuovo prodotto di Anthropic, startup specializzata in IA, progettato per automatizzare attività lavorative in numerosi settori. Le reazioni in Borsa sono state pesanti: 164 titoli tra software, servizi finanziari e gestione patrimoniale hanno perso complessivamente 611 miliardi di dollari di capitalizzazione, perdite che gli ultimi rialzi non sono riusciti a compensare.
Emblematico il caso di Amazon. Nonostante conti trimestrali superiori alle attese, le indicazioni sulle future spese legate all’intelligenza artificiale hanno penalizzato il titolo, sceso nel pre-market e poi in chiusura del 5,5%.

Dal fronte macroeconomico statunitense sono arrivati segnali contrastanti ma complessivamente incoraggianti. L’indice preliminare sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è salito a 57,3 punti, dai 56,4 di gennaio, superando le attese fissate a 55 punti. La componente sulle aspettative future è passata da 57 a 56,6 punti, mentre quella sulla situazione attuale è migliorata da 55,4 a 58,3 punti. Sul fronte dell’inflazione, le aspettative a un anno sono scese dal 4% al 3,5%, mentre quelle a cinque anni sono salite dal 3,3% al 3,4%.
Il clima positivo si è riflesso anche sui mercati asiatici. Il 9 febbraio, l’indice MSCI Asia Pacific ha guadagnato fino al +2,2%, toccando un nuovo massimo storico. In Giappone, il Nikkei è salito di oltre il +4%, raggiungendo un nuovo record dopo la netta vittoria di Sanae Takaichi alle elezioni anticipate. Tuttavia, la sua linea politica, orientata a maggiori spese e tagli fiscali, ha riacceso i timori sulla sostenibilità del debito pubblico. I rendimenti dei titoli di Stato nipponici sono saliti, con il decennale al 2,27% (+6 punti base), mentre lo yen si è rafforzato.
In Corea del Sud, il Kospi – fortemente esposto ai titoli legati all’IA – ha segnato quasi +4%, beneficiando del rally di Wall Street. In Cina, il CSI300 di Shanghai e Shenzhen è salito del +1,3%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato quasi +1,5%.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio Brent scende di circa -1% a 67,3 dollari al barile, complice l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Dall’inizio del 2026, il greggio resta comunque in rialzo di circa +10%, sostenuto dalle tensioni geopolitiche e da interruzioni di flussi, come quelli dal Kazakistan, nonostante i timori di eccesso di offerta. Venerdì scorso, Iran e Stati Uniti hanno avviato colloqui in Oman; Teheran ha parlato di “un passo avanti”, mentre Donald Trump ha annunciato un nuovo incontro a inizio settimana e un colloquio con Benjamin Netanyahu l’11 febbraio. Sotto osservazione anche l’India, che secondo Trump avrebbe accettato di fermare le importazioni di greggio dalla Russia, notizia non ancora confermata da Nuova Delhi.
Tra i metalli preziosi, l’oro ha superato i 5.000 dollari l’oncia, attestandosi a 5.026 dollari, recuperando circa metà delle perdite dopo il massimo storico del 29 gennaio. La Banca Centrale Cinese ha acquistato oro per il quindicesimo mese consecutivo, mentre Deutsche Bank e Goldman Sachs puntano su un recupero strutturale. L’argento, a 81–82 dollari, dopo aver perso oltre un terzo dal massimo storico, ha segnato un rialzo di oltre +6%.
Nel comparto crypto, Bitcoin si consolida sopra i 70.000 dollari, dopo essere sceso a 60.033 dollari giovedì, minimo dall’ottobre 2024, lontano dal massimo di 126.000 dollari dell’ottobre 2025.
Sul mercato obbligazionario, il BTP decennale resta stabile attorno al 3,45%, con spread a 62 punti base. Il Tesoro ha annunciato il BTP Valore marzo 2026, in emissione dal 2 al 6 marzo, durata sei anni e cedole crescenti trimestrali. Negli USA, il Treasury decennale sale al 4,23% (+3 punti base), mentre la Cina invita le banche a ridurre l’esposizione ai titoli americani, citando rischi di concentrazione e volatilità.

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